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Quando la politica muove i mercati: oro e argento tornano protagonisti della finanza globale, con impatti su famiglie, consumi ed investimenti

Di Mario Vacca parma, 25 gennaio 2026 – Le scelte politiche non sono mai neutre per l’economia e la finanza. Al contrario, in fasi di elevata incertezza come quella attuale, diventano uno dei principali motori dei mercati, influenzando valute, rendimenti, flussi di capitale e persino le quotazioni delle materie prime. Oro e argento ne sono oggi una dimostrazione evidente.

Il 2025 ha segnato una delle migliori performance della storia recente dell’oro, con un rialzo superiore al 67%, consacrandolo tra le asset class più performanti dell’anno. Non si è trattato di un movimento episodico, ma del risultato di una vera e propria “tempesta perfetta”: tensioni geopolitiche crescenti, incertezza macroeconomica persistente, indebolimento del dollaro statunitense, calo dei rendimenti reali e ritorno massiccio della domanda da parte di investitori e banche centrali.

Guardando al 2026, è lecito chiedersi se questo trend possa continuare. La risposta, pur con rendimenti probabilmente più contenuti rispetto al 2025, appare positiva: i driver strutturali del rialzo restano intatti e il ruolo dell’oro come asset strategico di portafoglio si sta consolidando, più che come semplice copertura tattica.

Il forte rialzo dell’oro è stato alimentato soprattutto dall’aumento dell’imprevedibilità politica globale. I conflitti ancora aperti, le tensioni commerciali, il rischio sanzioni e gli interventi militari improvvisi – come quello statunitense in Venezuela – hanno rafforzato la percezione di un mondo instabile, in cui gli esiti politici sono sempre più difficili da prezzare. In questo contesto, l’oro tende storicamente a performare bene: quando la fiducia nelle istituzioni vacilla e gli equilibri geopolitici diventano fragili, il metallo giallo torna a svolgere il suo ruolo di ancora di stabilità.

Accanto alla geopolitica, pesa l’incertezza sulla politica monetaria statunitense. Le ipotesi di cambiamenti ai vertici della Federal Reserve e la prospettiva di un approccio più accomodante sui tassi hanno indebolito il dollaro e ridotto ulteriormente i rendimenti reali. Un dollaro strutturalmente più debole, insieme ai crescenti deficit fiscali delle economie avanzate, spinge gli investitori verso gli asset “hard”. In un mondo sempre più indebitato e politicamente frammentato, l’oro beneficia di un contesto macro che ne rafforza l’attrattività come riserva di valore.

Le banche centrali, in particolare quelle dei mercati emergenti, restano acquirenti chiave di oro, anche se a prezzi più elevati. La diversificazione dagli asset denominati in dollari, il rischio sanzioni e la volatilità valutaria stanno accelerando un processo di de-dollarizzazione che appare strutturale. Anche gli investitori istituzionali stanno cambiando approccio: l’oro non è più visto solo come copertura contro l’inflazione, ma come fonte di “alpha” e pilastro strategico di portafoglio.

Accanto all’oro, anche l’argento ha cambiato passo. Dopo anni di relativa stabilità, nel 2025 ha registrato un rialzo straordinario (+166%), superando quota 89 dollari l’oncia. Il rapporto oro/argento, pur ridimensionatosi, resta elevato rispetto alla media storica, lasciando spazio a ulteriori apprezzamenti. A rafforzare questo scenario contribuiscono fattori geopolitici e industriali, come il nuovo regime cinese di licenze all’export, che introduce un vincolo strategico sull’offerta globale.

Il rally dei metalli preziosi non sembra un picco di fine ciclo, ma l’inizio di una fase più lunga. Debito in aumento, fragilità istituzionale, frammentazione geopolitica e politiche monetarie sempre più complesse non sono fenomeni temporanei. In questo scenario, oro e argento non perdono rilevanza: al contrario, evolvono da strumenti difensivi a componenti centrali delle strategie di allocazione, offrendo stabilità in un mondo sempre più instabile.

Questi movimenti non restano confinati ai mercati finanziari. L’aumento strutturale del prezzo dell’oro trascina con sé l’intero comparto dei metalli, influenzando i costi di produzione di moltissimi beni di uso quotidiano: dall’elettronica all’automotive, dagli elettrodomestici ai beni durevoli. Il risultato è una pressione inflattiva indiretta ma persistente, che finisce per colpire soprattutto le famiglie, innescando una spirale silenziosa di impoverimento reale.

Ma l’impatto è anche culturale e sociale. Per generazioni, l’oro non è stato soltanto un bene rifugio o un investimento, ma un linguaggio familiare: la nonna che regalava una catenina, una stellina d’oro o un piccolo bracciale al nipote; il genitore che accantonava un oggetto prezioso come forma di risparmio tangibile, destinato al futuro dei figli. Oggi queste consuetudini stanno scomparendo.

Il valore elevato dell’oro rende sempre più difficile mantenere gesti che un tempo erano semplici e inclusivi. Regalare lo stesso oggetto a un nipote di dieci anni e a uno di cinque, senza creare disparità, diventa complesso e costoso. Così, ciò che era simbolo di equità e continuità familiare rischia di trasformarsi in una fonte di disagio o di rinuncia.

La classe media e la fine dell’oro “accessibile”

Anche il comportamento di investimento della classe media è cambiato profondamente. Fino a pochi anni fa, molte famiglie acquistavano con regolarità una piccola quantità d’oro fisico: una sterlina ogni sei mesi, un lingottino da conservare come diversificazione rispetto ai risparmi bancari. Era una forma di investimento prudente, comprensibile, percepita come sicura. Oggi questo modello non è più facilmente replicabile. I prezzi elevati rendono l’accesso all’oro fisico sempre più elitario, riducendo lo spazio di manovra per chi dispone di risorse limitate ma vuole comunque proteggere il proprio risparmio. Di fatto, l’oro resta un bene rifugio, ma non più un bene “popolare”.

Tutto questo conferma che l’attuale fase non è una semplice parentesi di mercato. Le scelte politiche, le tensioni geopolitiche e le politiche monetarie stanno ridisegnando non solo gli equilibri finanziari globali, ma anche le abitudini quotidiane, i comportamenti di consumo e le tradizioni familiari.

In un mondo in cui l’incertezza diventa la norma, oro ed argento continuano ad offrire stabilità ai portafogli, ma allo stesso tempo rivelano una verità più scomoda: quando i beni rifugio diventano inaccessibili alla classe media, il segnale non riguarda solo i mercati, ma la tenuta sociale ed economica del sistema nel suo complesso.

L’andamento di questi metalli non è soltanto il riflesso di dinamiche finanziarie, ma un indicatore avanzato delle scelte politiche e della qualità della governance economica globale. Quando i beni rifugio diventano strutturalmente inaccessibili alla classe media, il tema non è più l’allocazione efficiente del capitale, ma la tenuta sociale del sistema. In chiave ESG, questo fenomeno interroga direttamente la dimensione Social: l’erosione del potere d’acquisto, la perdita di strumenti di tutela del risparmio diffuso e il venir meno di tradizioni familiari legate alla sicurezza economica sono segnali di una crescente fragilità sociale. Una società in cui solo una parte ristretta può permettersi asset di protezione non è una società resiliente, ma una società esposta a tensioni latenti.

Al tempo stesso, la questione investe la Governance. Politiche fiscali espansive senza una visione di lungo periodo, instabilità normativa, conflitti geopolitici ed una gestione opaca della politica monetaria producono effetti che vanno ben oltre i mercati finanziari, ricadendo direttamente sulle famiglie e sul risparmio privato. In questo senso, il rialzo dei metalli preziosi sta diventando una forma di voto silenzioso degli investitori contro l’incertezza istituzionale.

Se la sostenibilità deve essere davvero un paradigma e non solo una narrazione, allora la capacità delle politiche pubbliche di proteggere il risparmio diffuso, garantire accesso equo agli strumenti di tutela patrimoniale e ridurre le disuguaglianze sistemiche diventa parte integrante dell’agenda ESG.

Oro e argento, oggi, non raccontano soltanto la paura dei mercati: raccontano la richiesta crescente di credibilità, stabilità e responsabilità politica. Ignorare questi segnali significa sottovalutare un rischio che non è più solo finanziario, ma profondamente sociale.

FONTE: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/item/52309-quando-la-politica-muove-i-mercati-oro-e-argento-tornano-protagonisti-della-finanza-globale,-con-impatti-su-famiglie,-consumi-ed-investimenti

 “L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: Shrinkflation, il nemico dei consumatori che si aggira tra gli scaffali dei punti vendita

Di Emilio Graziuso 24 gennaio 2026 – Si chiama shrinkflation ed è un nemico subdolo dei consumatori che si aggira, passando spesso inosservato, tra gli scaffali dei punti vendita, erodendo ancora di più – in un periodo contrassegnato da una profonda crisi economica – il potere di acquisto delle famiglie.

Prima di analizzare questo “nemico” dei consumatori, è doveroso offrire un primo chiarimento di carattere semantico.

Il termine shrinkflation (in italiano “sgrammatura”) deriva dalla fusione del verbo to shrink (restringere) e inflation (inflazione).

Ed effettivamente la “riduzione” è la caratteristica principale del fenomeno in esame ma si tratta di una “diminuzione” ai danni dei consumatori.

Ma cosa è la shrinkflation?

E’ una pratica commerciale subdola  posta in essere da alcuni produttori di beni confezionati venduti al chilo o al litro (si pensi, ad esempio, a biscotti, patatine, caffè macinato, bagnoschiuma, detersivo) che, pur lasciando invariato il prezzo rispetto al passato:

a) cambiano la confezione preesistente con una leggermente più piccola e con minor contenuto di prodotto;

b)conservano le precedenti dimensioni della confezione ma diminuiscono la quantità di prodotto contenuto all’interno.

In altre parole, il consumatore, soprattutto quello già fidelizzato per l’utilizzo del prodotto, andrà a porre in essere un acquisto nella convinzione che sia il quantitativo di sempre (essendo invariato il prezzo e la confezione (ipotesi b) oppure che la modifica della confezione appare talmente irrilevante da far pensare al mantenimento della quantità di prodotto (ipotesi a)) per poi trovarsi un contenuto minore, rispetto al passato, ma con prezzo invariato. 

E’, quindi, una pratica utilizzata per, di fatto, aumentare il prezzo del prodotto ma non in modo esplicito.

Un consumatore, infatti, difficilmente si può accorgere se nella confezione mancano due biscotti, cinque patatine, un dito di bagno schiuma o due dita di detersivo, salvo che non ricordi il quantitativo in chili o litri abituale e leggendo il quantitativo riportato sulla confezione noti la diminuzione a prezzo invariato

Di conseguenza, il produttore ha, di fatto, aumentato il prezzo pur formalmente lasciandolo invariato.

Si registrerà, quindi, un sensibile aumento annuo del costo della spesa che, unendosi all’impennata dei prezzi registratasi negli ultimi mesi, andrà ad incidere sul portafoglio dei consumatori italiani.

Tale pratica, per quanto insidiosa è, comunque, lecita, essendo il quantitativo contenuto nella confezione indicato su di essa in chili o litri.

Il legislatore ha cercato di tutelare il consumatore prevedendo nella legge sulla concorrenza 2024 l’obbligo per i produttori di indicare nel campo visivo principale della confezione oppure attraverso una apposita etichetta adesiva, per sei mesi, la riduzione della quantità del prodotto a parità di prezzo ed, eventualmente, di confezione.

L’entrata in vigore di tale norma, però ha subito numerosi rinvii da aprile 2025 ad ottobre 2025 per arrivare all’ultimo, almeno speriamo, rinvio al 1° luglio 2026, al fine di evitare conflitti con la normativa europea.

Nell’attesa dell’entrata in vigore della normativa è consigliabile al consumatore di porre particolare attenzione alla quantità di prodotto indicata, seppur in modo non evidenziato, sulla confezione, rendersi conto se vi è stata, quindi, a parità di prezzo, una riduzione del quantitativo e valutare la convenienza o meno.

Certamente se alla riduzione del quantitativo è corrisposto un ridimensionamento anche della confezione, sarà quest’ultima ad indurre il consumatore all’indagine suggerita, se, invece, la confezione è rimasta inalterata, il consumatore dovrà condurre l’indagine senza che vi sia stato uno stimolo esterno.

(immagine realizzata con AI)

FONTE: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/item/52306-%20%E2%80%9Cl%E2%80%99agor%C3%A0-del-diritto%E2%80%9D-%E2%80%93-una-domanda,-una-risposta-shrinkflation,-il-nemico-dei-consumatori-che-si-aggira-tra-gli-scaffali-dei-punti-vendita

DIAMO VOCE E FORZA AI TUOI DIRITTI – Campagna tesseramento “Dalla Parte del Consumatore” 2026

Anche quest’anno nel mese di gennaio parte la campagna tesseramento dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”, realtà indipendente da partiti e sindacati e che non beneficia di contributi finanziari pubblici.

La nostra Associazione si fonda, infatti, sull’impegno dei nostri volontari e sul tesseramento di coloro che condividono e vogliono supportare la nostra azione, le nostre battaglie e le nostre iniziative e, soprattutto, vogliono partecipare ad esse.

Promuoviamo, infatti, un consumerismo libero ed autonomo e, soprattutto, lavoriamo per creare una coscienza di classe che in Italia è assente.

Il nostro obiettivo è il consumatore “militante”, un cittadino non solo iscritto alla nostra Associazione ma che sia parte attiva di essa dando voce ai diritti dei cittadini anche con le azioni più semplici e meno impegnative come, ad esempio, la condivisione e diffusione del materiale informativa prodotto costantemente dalla nostra Associazione.

Attraverso il tesseramento, inoltre, l’associato potrà beneficiare dei servizi che “Dalla Parte del Consumatore” fornisce attraverso i propri volontari.

Le tipologie di tesseramento previste sono:

1)SOCIO SIMPATIZZANTE (quota associativa € 1,00) con la quale l’iscritto, oltre alla piena partecipazione alla vita associativa, riceve settimanalmente, attraverso whatsapp, “L’Agorà del Diritto”, rubrica, ormai storica della nostra Associazione edita dalla testata www.gazzettadellemilia.it.

Sempre tramite whatsapp il socio simpatizzante riceverà, inoltre, ogni volta che sarà prodotto,  ulteriore materiale informativo.

Tutti gli invii del materiale informativo saranno effettuati, sempre, nel pieno rispetto della privacy del singolo associato;

2)SOCIO ORDINARIO (quota iscrizione € 30,00) con la quale, oltre alle prerogative del socio simpatizzante, il tesserato potrà rivolgersi ai volontari dell’Associazione e ricevere gratuitamente informazioni legali relative alle singole questioni ed ai quesiti che vorrà sottoporre all’esame della nostra Associazione.

Come socio ordinario, inoltre, si ha diritto, sempre gratuitamente, alla prima lettera per la quale sarà chiesta assistenza alla nostra Associazione (in questo caso l’unica somma che dovrà essere corrisposta sarà quella relativa alle spese postali necessarie per l’invio della raccomandata a.r. qualora la controparte non sia munita di posta elettronica certificata).

Ancora, per eventuali fasi successive, quali, ad esempio, assistenza e rappresentanza in procedure stragiudiziali (es. procedure di conciliazione o di mediazione, Arbitro Bancario Finanziario e Arbitro per le Controversie Finanziarie)  o processuali, le quali esulano dall’attività dell’Associazione, l’associato, qualora dovesse decidere di rivolgersi ai legali convenzionati con “Dalla Parte del Consumatore” avrà diritto ad un trattamento economico “calmierato”.

I legali convenzionati non possono chiedere, per lo svolgimento della propria attività professionale, somme superiori ai minimi dei tariffati professionali, ai quali sarà applicata cassa previdenza avvocati (cap) ed Iva come per legge, oltre alle spese vive, quali, ad esempio, contributo unificato, marca da bollo, notifica e spese di copisteria.

Unisciti a noi e dai voce e forza ai tuoi diritti!

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“LA FINESTRA SUL DIRITTO” una nuova rubrica targata “Dalla Parte del Consumatore” su Italia Free Press

“La finestra sul diritto” è il titolo della nuova rubrica, targata “Dalla Parte del Consumatore”, partita questa settimana sulla testata www.italiafreepress.it e curata dall’avv. Giovanni Di Rella, delegato su Bari della nostra Associazione.

La rubrica si prefigge lo scopo di fornire ai cittadini una informazione immediata sui diritti degli stessi affrontando le tematiche di maggiore attualità e rispondendo alle domande dei lettori.

“Dalla “finestra” daremo voce ai diritti dei consumatori in modo semplice ed immediato – afferma l’avv. Di Rella – Per questo ringraziamo la testata che ospita la nostra rubrica perché ha dimostrato da subito di credere nell’utilità sociale della stessa e nell’importanza di instaurare una sinergia con l’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore””.

“Con “La finestra sul diritto” un nuovo tassello si aggiunge al mosaico di presidii informativi per i cittadini che stiamo creando coerentemente con la visione della nostra Associazione secondo la quale l’informazione è la prima forma di tutela dei consumatori – afferma l’avv. Emilio Graziuso, Presidente dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” – Grazie, quindi, all’avv. Giovanni Di Rella per il suo impegno sul territorio barese ed alla testata www.italiafreepress.it per condividere ed aver sposato le nostre battaglie”

La finestra sul diritto\ Il caso Dyson: la garanzia di 2 anni si applica anche ai ricambi ed agli accessori

Da oggi Monopolipress avvia una prestigiosa collaborazione con l’Associazione Nazionale “Dalla parte del consumatore”. Questa sinergia nasce con l’obiettivo di offrire ai lettori un punto di riferimento autorevole e costante sui temi della tutela dei cittadini e dei diritti degli utenti. Inauguriamo questo percorso editoriale pubblicando un contributo approfondito a cura dell’avvocato Giovanni Di RellaDelegato di Bari dell’Associazione. (nella foto)


Recentemente uno dei nostri iscritti ci ha chiesto se, in tema di acquisto dei beni, la garanzia di due anni sugli stessi si applichi anche ai pezzi di ricambio degli stessi, in quanto “il venditore mi ha detto di no”. Come più volte capita, peraltro, giacchè il venditore ha tutto l’interesse a limitare le proprie responsabilità ed i propri obblighi.

Circa un mese fa, però, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) si è occupata della medesima fattispecie in modo determinante e risolutivo ed a garanzia dei diritti dei consumatori.

L’intervento del Garante era stato richiesto in quanto sul sito della Dyson, nota società di elettrodomestici, era apparsa l’informazione che la garanzia per i pezzi di ricambio dei beni e per gli accessori era di un anno e non di due anni come per il bene acquistato. All’esito dell’intervento dell’Antitrust, il predetto messaggio è stato rimosso dal sito Dyson.

Infatti, salvo particolarità del caso, il Garante – interpretando correttamente l’intero sistema normativo del cd. Codice del Consumo – ha precisato che la garanzia è sempre biennale anche per i componenti, gli accessori ed i pezzi di ricambio del bene acquistato. Essa prevede riparazioni gratuite e/o sostituzioni in favore del consumatore.

La vicenda induce ad una riflessione finale: lo scontro tra consumatori e controparti contrattuali, anche per la corretta applicazione della normativa contenuta nel codice del consumo, è purtroppo, sempre in atto.

Occorre, pertanto, che il consumatore presti sempre molta attenzione ad annunci e pubblicità e che, in caso di criticità o pratiche che suscitino in lui qualche perplessità, lo segnalino immediatamente alle Associazioni consumatori.

Solo, così, con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti possiamo fronteggiare le violazioni delle norme ed i soprusi ai danni di noi cittadini.

FONTE: www.italiafreepress.it

“L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: attenzione a messaggi whatsapp con richieste di aiuto economico per il pagamento del dentista

Di Emilio Graziuso 17 gennaio 2026 – “Sono dal dentista e mi servono urgentemente 500,00 euro, potresti prestarmeli? Te li restituisco questa sera”

“Scusa se ti disturbo ma avrei bisogno di un prestito urgente di 400,00 euro per pagare il dentista, la mia carta di credito non sta funzionando.  Potresti effettuare un bonifico istantaneo a questo codice IBAN *******? Entro domani mattina ti restituisco tutto”

Sono solo alcuni dei messaggi che alcuni lettori dell’ “Agorà del Diritto” hanno segnalato alla nostra rubrica di aver ricevuto. Molti di voi, probabilmente, penseranno che non c’è nulla di nuovo e si tratti del solito messaggio truffa al quale stare attenti.

Questa volta, però, la trappola sottesa al messaggio è più subdola e sofisticata di quelle che abbiamo esaminato in precedenza. Il messaggio, infatti, è inoltrato, tramite whatsapp dal numero di una persona che effettivamente il destinatario conosce e che ha il suo (“suo” riferito al destinatario) numero in rubrica.

La richiesta di prestito, però, non è mai partita dal “presunto” mittente, in quanto allo stesso è stato clonato l’account whatsapp e, di conseguenza, i numeri dallo stesso registrati in rubrica hanno ricevuto il messaggio truffaldino.

Da un articolo dal titolo “Clonato il numero di un amministratore di condominio, scatta la truffa: “Mi presti 450 euro?”, pubblicato, in data 11 gennaio 2026,  sulla testata “il Centro” (www.ilcentro.it) alla pagina di Chieti, ad esempio, si legge che 1.900 contatti telefonici presenti nella rubrica del cellulare di un amministratore di condominio hanno ricevuto il seguente messaggio: “Ciao. Mi presteresti 450 euro? Devo pagare urgentemente il dentista e la carta è vuota. Ti restituirò tutto stasera”.

Tale messaggio, però, non era mai partito dal presunto mittente che, a quanto si legge, in quel momento era impegnato in una riunione di condominio  (la segnalazione dell’invio del messaggio dal proprio account lo sfortunato amministratore l’ha ricevuta in tempo reale, in quanto pervenuta ad un condomino presente alla riunione).

È facile immaginare lo scompiglio che un messaggio del genere ha generato sia per chi lo ha ricevuto, pensando che gli fosse stato inviato da persona dallo stesso conosciuta, sia dall’effettivo titolare dell’account clonato, il quale, da quanto si apprende nell’articolo, è stato sommerso da telefonate e messaggi.

Cosa fare in questi casi?

Come abbiamo più volte detto per altre fattispecie di truffe on line, è sempre bene diffidare da messaggi (in qualunque forma pervengano quale, ad esempio, whatsapp, email, messenger)

Non farsi, quindi, prendere dall’emotività che la richiesta di aiuto di un amico, parente, conoscente genera e contattare direttamente lo stesso telefonicamente.

In ogni caso non corrispondere mai nessuna somma di denaro se non si ha la certezza che il richiedente ed il titolare del conto corrente o della carta sulla quale effettuare il versamento sia effettivamente la persona conosciuta.

Anche la persona alla quale è stato clonato l’account deve immediatamente denunziare alle autorità preposte la tentata truffa ricevuta, illustrandone tutti i dettagli.

Anche chi non è coinvolto direttamente, però, può fare qualcosa.

È importante divulgare il più possibile l’informazione che come “Agorà del Diritto” cerchiamo di fornire settimanalmente ai cittadini.

Inoltrate, condividete, pubblicati sui vostri social gli articoli dell’ “Agorà” ed iscrivetevi e fate iscrivere (è gratuito e necessitano pochi secondi)  al canale dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”  https://whatsapp.com/channel/0029Vb7QBxp0VycGdJwP1I3V per essere aggiornati in tempo reale e gratuitamente sui diritti dei cittadini.

Più siamo, più ci informiamo e più ci autotuteliamo!

(immagine generata con AI)

“DIRITTI ON AIR”: 12 GENNAIO 2026 PRIMA DIRETTA DELL’ANNO SU RADIO VETRINA

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