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 “L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: Francesca Arnaboldi l’intellettuale “dalla parte del consumatore”

Di Emilio Graziuso 10 gennaio 2026 – L’ “Agorà del Diritto” di questa settimana è dedicata a Francesca Arnaboldi, pioniera ed intellettuale della tutela dei consumatori, scomparsa, purtroppo, nei giorni scorsi all’età di 86 anni.

Se, infatti, il consumatore in Italia ha assunto il ruolo centrale che tutti oggi conosciamo, lo dobbiamo anche al suo trentennale impegno ed alla sua lungimirante visione prettamente “politica”.

Per lei, infatti, tutto era “politica”, intesa nel senso più alto e nobile quale strumento al servizio della comunità, e, di conseguenza, facendo proprio il concetto aristotelico di “uomo animale politico”,  la stessa ha sempre offerto, in tutti i ruoli rivestiti,  il proprio contributo per l’affermazione di una società più giusta combattendo tutte le forme di diseguaglianza.

Ma per comprendere in modo globale l’attivismo consumeristico di Francesca Arnaboldi occorre, prima, soffermarsi su alcuni passaggi fondamentali della sua esperienza politica e professionale.

Francesca Arnaboldi, da giovanissima, si iscrisse al Partito Socialista Italiano (P.S.I.), aderendo alla componente della sinistra facente capo a Riccardo Lombardi.

Grazie alla propria cultura ed alle qualità umane e politiche che l’hanno sempre contraddistinta, divenne ben presto uno dei punti di riferimento della componente, prima, e del partito, dopo, in una Milano, come del resto in tutta l’Italia dell’epoca (siamo nei primi  anni ’60), nella quale la dirigenza politica era appannaggio prevalentemente maschile.

Idealista ma nello stesso tempo concreta, nel suo modo di intendere il socialismo un ruolo fondamentale era rivestito dalla crescita culturale dei cittadini.

Francesca Arnaboldi, infatti, riteneva che la “cultura” fosse il vero ascensore sociale che avrebbe permesso ai lavoratori di conoscere e prendere coscienza dei propri diritti per poterli rivendicare e far valere.

E, d’altronde, non poteva essere diversamente, data la professione di professoressa di lingua e letteratura francese dalla stessa svolta, che l’ha portata, nel corso degli anni, a mettere al servizio della comunità, non solo scolastica, la propria professionalità e la propria cultura.

Penso, ad esempio, all’esperienza (durata dal 1961 al 1974) del Punto d’Ascolto Televisivo (P.A.T.) ad Albairate (MI) del quale Francesca Arnaboldi andava particolarmente fiera e ne parlava sempre con toni entusiastici anche a distanza di molti anni.

Ma cosa era il Punto d’Ascolto Televisivo (P.A.T.)?

Nel 1958 la RAI lanciò il progetto Telescuola, istituendo dei P.A.T. nei comuni con un numero di abitanti inferiore a 3.000.

La RAI trasmetteva, al mattino, dal lunedì al sabato, 5 ore di lezione nelle quali veniva svolto il programma della scuola media unica da poco istituita.

E Francesca Arnaboldi dal suo P.A.T., per tredici anni, fu una delle protagoniste di tale esperienza, permettendo, così, anche a chi non aveva la possibilità di andare a scuola, di svolgere i programmi ufficiali delle scuole medie.

Ma torniamo all’attività politica.

Divenuta ben presto una dirigente di spicco del Partito Socialista Italiano ricoprì all’interno dello stesso importanti incarichi, sia a livello locale (Milano e Provincia) sia nazionale.

Durante la segreteria di Bettino Craxi, oltre che nella sede milanese, la si poteva incontrare ogni settimana in via del Corso, storica sede del P.S.I.

Dal 1983 al 1988 rivestì la carica di sindaco di Buccinasco (MI), comune dell’ hinterland milanese, prima ed, ancora oggi, unica sindaco donna di detta città.

In tale ruolo si spese, senza risparmio, come da suo carattere, non solo per una amministrazione più efficiente, trasparente ed aperta ai cittadini ma anche per il contrasto concreto alla ndrangheta ed ai suoi interessi sul territorio.

Con l’eclissarsi dalla scena politica del P.S.I., cominciò per Francesca Arnaboldi una nuova fase di impegno sempre rivolto alla collettività, e cioè la tutela dei consumatori alla quale si è dedicata per circa trenta anni.

Essa vedeva nella tutela dei consumatori una via moderna per l’affermazione dei valori e degli ideali socialisti.

Era solita ripetere, nelle nostre lunghe (alle volte interminabili) chiacchierate e discussioni, che il socialismo era nato per difendere i soggetti deboli dai soprusi dei più forti e che, nell’attuale scenario economico – politico – sociale, il consumatore costituiva il soggetto maggiormente vulnerabile e bisognoso di tutele concrete.

Ed è proprio in questa fase di impegno per i consumatori, che la mia strada si incontra con quella di Francesca Arnaboldi, la quale alla fine degli anni novanta, oltre ad essere dirigente nazionale della Confconsumatori, era una delle anime di detta Associazione.

Appena conosciuta rimasi colpito dalla sua autorevolezza, cultura, fermezza, eleganza nei modi ed efficacia dialettica per poi, con la frequentazione costante, apprezzarne lo spessore umano, politico, associativo nonché la visione, decisamente all’avanguardia, del ruolo dei consumatori e delle associazioni in difesa degli stessi.

E così, entrato nel gruppo dei “suoi ragazzi” – del quale ho avuto l’onore di far parte per quasi venti anni – abbiamo scritto insieme una delle pagine più belle ed appassionanti del consumerismo italiano ( “i miei ragazzi” era il modo affettuoso con il quale, Francesca Arnaboldi si riferiva al “suo” gruppo di giovani all’interno della Confconsumatori, formato, oltre che da me, dagli avvocati  Massimiliano Valcada e Giovanni Franchi).

In tale periodo, infatti, non ci siamo,  limitati ad affrontare battaglie legali ma abbiamo maturato, sotto la sua guida, una idea di consumatore ed un modello associativo diverso ed al passo con i tempi e le nuove istanze sociali (facendo propria la frase di Pietro Nenni, leader storico del socialismo italiano, Francesca Arnaboldi soleva dire  – riferita alle associazioni dei consumatori – “rinnovarsi o perire”, avendo individuato delle criticità del modello associativo italiano che dovevano essere assolutamente superate per la sopravvivenza di un movimento concreto ed efficace, in grado di fare massa critica).

Idea di consumatore e modello di Associazione che, conclusa l’esperienza in Confconsumatori, abbiamo sviluppato e stiamo sempre più radicando con l’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” della quale Francesca Arnaboldi è stata la madre nobile contribuendo attivamente, tra l’altro, alla stesura del manifesto programmatico “La Primavera del Consumatore” presentato nella sua Milano in occasione dell’assemblea nazionale “Dalla Parte del Consumatore” del settembre 2022.

Nel corso di detta assemblea, per la sua storia, le sue qualità umane e professionali, il supporto continuo, a livello di idee ed organizzazione, che aveva dato alla Associazione in tutti i mesi precedenti (sin dal mio ingresso nell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” Francesca Arnaboldi aveva guardato con fiducia ed entusiasmo a questa nuova realtà consumeristica in ascesa, non facendo mai mancare il proprio contributo di idee, suggerendo, spesso,  tematiche da affrontare e trattare nella nostra “Agorà del Diritto” della quale era lettrice assidua) e non rivestendo, all’epoca, nessun incarico dirigenziale attivo nella Confconsumatori (era, infatti, semplicemente Presidente onoraria della Confconsumatori Lombardia), le proponemmo con gioia la Presidenza Nazionale dell’Associazione “Dalla Parte del Consumatore” .

Lei, però, non accettò a causa delle condizioni di salute e dell’età avanzata che non le avrebbero permesso di assolvere in modo pieno ad un compito così gravoso, dando nuovamente prova del suo profondo e raro senso etico, di responsabilità e correttezza.

I suoi ultimi anni sono stati caratterizzati dall’impegno profuso a tutela degli anziani e dei malati di Alzhaimer che considerava una categoria fondamentale del più ampio status di consumatore, ravvisando la necessità di improntare una politica legislativa, economica e sociale specifica.

Il migliorare le condizioni di vita degli anziani e dei familiari degli stessi, d’altronde, era sempre stato al centro della sua “politica”.

Da sindaco di Buccinasco (MI) – come si legge nei messaggi pubblicati nei social a seguito della sua scomparsa – “quando inventò i primi centri diurni per anziani li pensò come “i nidi per gli anziani””.

I “nidi” progettati da Francesca Arnaboldi, infatti, non erano dei luoghi dove gli anziani potevano semplicemente bere qualcosa e/o giocare a carte o a bocce ma costituivano un luogo di socializzazione  e nello stesso tempo strutture di aiuto per i figli e familiari degli stessi nelle fasce orarie nelle quali questi ultimi erano impegnati sul posto di lavoro.

Nei “nidi”, infatti, gli anziani, oltre a poter usufruire delle attività di intrattenimento, erano accuditi da personale professionale, svolgevano una leggera e mirata attività fisica sotto la guida di professionisti del settore, e se necessario potevano beneficiare anche di assistenza infermieristica.

È difficile concludere questo articolo dell’ “Agorà” non solo perché ci sarebbero tanti altri aspetti da illustrare ma anche perché non è facile trovare le parole giuste, trattandosi di una persona con la quale ho percorso un tratto di strada lungo, importante e costruttivo, sia a livello personale che professionale.

Scusandomi con i lettori per la frase informale e concisa concludo, semplicemente, con: ciao e, soprattutto, grazie Francesca Arnaboldi!

Fonte: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/item/52182-%20%E2%80%9Cl%E2%80%99agor%C3%A0-del-diritto%E2%80%9D-%E2%80%93-una-domanda,-una-risposta-francesca-arnaboldi-l%E2%80%99intellettuale-%E2%80%9Cdalla-parte-del-consumatore%E2%80%9D

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L’AVV. GIOVANNI DI RELLA E’ IL NUOVO DELEGATO PER BARI “DALLA PARTE DEL CONSUMATORE”

L’avv. Giovanni Di Rella è il nuovo delegato per Bari dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”.

L’avv. Di Rella si occupa, a livello forense, prevalentemente di diritto civile ed amministrativo e vanta, inoltre, una consolidata esperienza associativa e professionale nella tutela dei consumatori.

Di recente ha riportato importanti vittorie giudiziale per azionisti coinvolti nelle note vicende dell’allora Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca.

Grazie all’avv. Di Rella da oggi anche Bari è “Dalla Parte del Consumatore”.

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“L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: Portafoglio e carrello della spesa sempre più vuoti, carovita, ed assenza di misure governative concrete di controllo e contenimento prezzi

Di Emilio Graziuso 27 dicembre 2025 – Il portafoglio dei consumatori italiani è sempre più vuoto e, di conseguenza, anche il carrello della spesa degli stessi.

Il “carovita”, infatti, colpisce sempre più duramente andando ad incidere su voci del “bilancio familiare” degli italiani delle quali non si può fare a meno.

Parliamo, ad esempio, dei generi alimentari, della luce, del gas e del carburante.

Da una lettura dei dati diffusi dall’Istat nelle ultime settimane emerge che ci troviamo in una fase di vera e propria emergenza sociale.

Nonostante l’inflazione abbia registrato un certo contenimento rispetto al passato i prezzi continuano ad aumentare divenendo per molti insostenibili.

Dai dati Istat si apprende che dal mese di ottobre 2021 al mese di ottobre 2025 si è registrato un aumento del 24,9% dei prezzi dei generi alimentari.

Nell’ambito di questi ultimi, però, gli aumenti sono sensibilmente diversi sulla base delle singole categorie:

1)prodotti vegetali + 32,7%;

2)pane e cereali + 25,5%;

3)latte, formaggi e uova + 28,1%;

4)prodotti alimentari freschi +26,2%;

5)prodotti alimentari lavorati +24,3%.

Fare la spesa è, quindi, un vero e proprio salasso per le famiglie italiane.

Ma per quale motivo nel nostro Paese si registrano sempre aumenti e mai diminuzioni dei prezzi?

Secondo l’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” tale fenomeno deriva dall’assenza di controlli governativi sui prezzi e di politiche mirate di contenimento degli stessi.

L’assenza di controlli governativi  si è, infatti, registrata la prima volta, con effetti devastanti sull’economia nazionale, in generale, e delle famiglie italiane, in particolare, al momento dell’entrata in vigore dell’euro.

Il Governo dell’epoca, infatti, omise ogni forma di controllo e di politica di contenimento dei prezzi.

I consumatori si svegliarono da un giorno all’altro più poveri ma non perché l’Italia aveva adottato l’euro ma perché i commercianti avevano convertito i prezzi da lira ad euro. Un bene che costava £ 1.000 il giorno dopo costava € 1,00.

E così mentre il costo della vita si raddoppiava, gli stipendi e le pensioni rimanevano inalterati ma con un potere di acquisto delle famiglie dimezzato.

Nel corso degli anni, parte del mondo politico si è scagliato contro l’euro,  attraverso gli slogan che, ormai, conosciamo a memoria, senza, però, mai  adottare misure di contenimento e diminuzione dei prezzi, almeno di quelli di prima necessità, giustificando gli aumenti, spesso, come conseguenza dell’inflazione.

Successivamente, negli ultimi anni, i prezzi hanno continuato a registrare aumenti importanti, giustificati dagli operatori di settore da fattori esterni quali, ad esemepio,  la pandemia, la guerra in Ucraina, le vicende mediorientali, le emergenze climatiche.

Anche in questi casi, però, nessun controllo e nessuna misura di contenimento a livello governativo.

In più la beffa per i consumatori: quando è cessata l’emergenza esterna i prezzi non sono più scesi ma sono rimasti inalterati.

Si pensi, ad esempio, al periodo della pandemia, nel quale tutti i prezzi aumentarono sensibilmente.

Cessata la pandemia, l’unico calo di prezzo registratosi ha riguardato le “mascherine” ed i disinfettanti per mani.

Volendo soffermarci sull’attualità e, quindi, all’arco temporale (ottobre 2021 – ottobre 2025) preso in esame dall’Istat, l’attuale Governo Italiano –  in carica dal 22 ottobre 2022, vale a dire da tre anni su quattro oggetto di indagine Istat – che misure ha adottato per tutelare i consumatori contro il carovita?

I prezzi dei generi alimentari sono stati calmierati?

C’è stata l’abolizione delle accise sui carburanti tanto invocata dalla attuale Presidente del Consiglio quando era all’opposizione?

Quali misure concrete sono state adottate contro il caro bollette?

Ai consumatori ed ai lettori dell’ “Agorà del Diritto” la risposta a tali quesiti.

ANCHE LA REGIONE MARCHE E’ “DALLA PARTE DEL CONSUMATORE”

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E’ la dott.ssa Serena Cancellieri la delegata “Dalla Parte del Consumatore” per la regione Marche.

La dott.ssa Cancellieri, laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Camerino – Università presso la quale ha, successivamente, frequentato il corso di specializzazione in diritto civile ed ha conseguito il titolo di dottore di ricerca, sempre in diritto civile – ha da sempre orientato i propri interessi sulla tutela delle persone “fragili” (es. minori, anziani, persone affette da Alzheimer).

Da alcuni anni sta conducendo delle importanti ricerche sul consumatore “fragile”, con particolare riferimento al rapporto di quest’ultimo con le strutture sanitarie pubbliche e private.

Parte, quindi, con la dott.ssa Cancellieri una nuova sfida della nostra Associazione non soltanto dal punto di vista geografico, con la presenza nelle Marche, ma anche come attivazione di un nuovo settore di tutela del consumatore, quello, appunto, del consumatore “fragile”

“L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: maxi risarcimento per danni dei cittadini da movida notturna

Di Emilio Graziuso 20 dicembre 2025 – In passato, nella nostra “Agorà”, ci siamo occupati della problematica della movida notturna nei centri abitati e dei rimedi che i cittadini possono esperire per la lesione della propria tranquillità notturna a causa di rumori, musica e schiamazzi che si generano nei pressi della propria abitazione.

Questa settimana abbiamo deciso di tornare sull’argomento in quanto, nei giorni scorsi, il Tribunale di Milano ha condannato il Comune ad un risarcimento danni di notevole entità, pari ad euro 250.000,00.

Tale somma dovrà essere ripartita tra i residenti, che hanno promosso l’azione legale nei confronti del Comune, avendo trascorso notti insonni a causa di immissioni di rumore eccedenti la normale tollerabilità.

 Nel corso del processo è emerso che dalla movida, del tutto incontrollata, derivava non solo rumore e, di conseguenza, disturbo continuo del riposo e della quiete dei residenti ma anche, veri e propri atti di vandalismo, quali, ad esempio, il danneggiamento di auto e di stabili.

Ma perché, il Tribunale di Milano ha condannato il Comune e non le singole attività?

I residenti che hanno promosso il processo hanno dimostrato che molti cittadini avevano inoltrato al Comune numerose segnalazioni in merito a quanto accadeva nelle ore notturne a causa della movida, ma l’ente non ha mai adottato nessuna misura volta a fronteggiare ed eliminare la problematica.

Il Comune, quindi, al pari di qualsiasi soggetto privato proprietario di un fondo, è stato condannato per i danni provocati ai proprietari di immobili posti in zona movida a causa delle immissioni che superino la normale tollerabilità (soglia massima normale tollerabilità 55 decibel).

Oltre al risarcimento (comprensivo anche della violazione di un diritto costituzionalmente garantito quale il diritto alla salute – la quale può essere compromessa dal mancato ed adeguato riposo notturno – di cui all’art. 32 della Costituzione. Come dichiarato, in più occasioni, dall’Osservatorio Nazionale della Sanità il rumore notturno di intensità superiore al limite della tollerabilità può sfociare in una patologia, caratterizzata, ad esempio, da stanchezza cronica che compromette anche i rapporti sociali di chi la subisce.

Il diritto alla salute è, indubbiamente, il più evidente dei diritti lesi dalla movida molesta ma ne possono entrare in gioco altri, quali, ad esempio, l’inviolabilità del domicilio ed il pieno godimento della proprietà) la pronunzia del Tribunale Milanese contiene un ordine perentorio di far cessare immediatamente le immissioni moleste.

Qualora il Comune non dovesse adeguarsi all’ordine stabilito dal  Tribunale, esso sarà soggetto a sanzioni di carattere pecuniari per ritardo nell’esecuzione di un provvedimento giudiziario.

Ma in virtù di quali criteri il Tribunale di Milano è pervenuto alla quantificazione del risarcimento del danno?

Il Tribunale ha adottato una quantificazione di tipo equitativo fissando la somma di euro 50,00 a notte, a partire dal 2016 (anno nel quale sono iniziate le segnalazioni al Comune da parte dei cittadini), quale importo previsto per il danno dallo stress subito dalla movida.

Detta somma è stata, quindi, moltiplicata per cinque sere a settimana.

Dall’arco temporale preso in considerazione sono stati detratti sei mesi, vale a dire quelli nei quali vi sono state le chiusure per il lockdown totale a seguito della pandemia.

Applicata la rivalutazione monetaria e gli interessi, pertanto, il Tribunale di Milano giunge a quantificare il danno in euro 4.700 per ciascun residente.

Tra i profili di danno presi in considerazione dal Tribunale di Milano per la quantificazione dello stesso è stato considerato il deprezzamento, anche, del valore delle unità immobiliari dettato dalla invivibilità di notte della  zona che non garantisce qualità della vita e la giusta quiete che dovrebbe caratterizzare le aree residenziali.

Una sentenza che apre un varco importante su una questione di particolare interesse per i cittadini.

Fonte: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/item/52058-%E2%80%9Cl%E2%80%99agor%C3%A0-del-diritto%E2%80%9D-%E2%80%93-una-domanda,-una-risposta-maxi-risarcimento-per-danni-dei-cittadini-da-movida-notturna

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RIUNIONE DELEGAZIONE ABRUZZO – MOLISE “DALLA PARTE DEL CONSUMATORE”

Si è svolta il 13 ed il 14 dicembre 2025 a Lanciano una riunione della Delegazione Abruzzo – Molise della Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”.

Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti del Lions Club Lanciano Frentania e della LIDU Abruzzo – Molise – Lega Internazionale per i diritti dell’uomo.

L’incontro, al quale ha partecipato anche il Presidente Nazionale della nostra Associazione, l’avv. Emilio Graziuso, è stata l’occasione per porre le basi per una sinergia stabile sul territorio tra le tre realtà associative legate dalla comune finalità di rendere sempre più efficace ed incisiva la propria azione al servizio dei cittadini.

Molto soddisfatto Massimo Bomba, Vice Presidente Nazionale della nostra Associazione e responsabile della Delegazione Abruzzo – Molise, secondo il quale “La riunione è stata particolarmente proficua in quanto dopo che ogni rappresentante delle realtà associative presenti ha illustrato le priorità della propria associazione aventi quale obiettivo “i cittadini”, ha avanzato le proprie proposte e, quindi, tutti insieme, in completa sintonia, abbiamo individuato progetti da mettere in pista a partire dal 2026. Nelle prossime settimane procederemo, quindi, con ulteriori riunioni, volte, da un lato, a cementare sempre più i rapporti di collaborazione, dall’altro, a stilare i piani di azione per i progetti individuati”

Continuano le pronunzie positive ottenute da associati “Dalla Parte del Consumatore” vittime di casi di “risparmio tradito”.

Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Brindisi (dott.ssa Lavinia Gala) ed il Tribunale di Bari (dott. Michele De Palma) hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno patito, rispettivamente, da risparmiatori che avevano acquistato dalla allora Banca Apulia, oggi Intesa San Paolo, azioni Veneto Banca, e da risparmiatori che avevano acquistato dalla allora Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca, azioni dell’Istituto di credito barese.

“Le sentenze che dal 2020 stiamo ottenendo in favore dei risparmiatori coinvolti nei casi Veneto Banca e Banca Popolare di Bari sono il risultato di un lavoro costante che la nostra Associazione dal 2016 conduce quotidianamente ed incessantemente attraverso una cabina di regia nazionale, formata da varie professionalità, che ogni giorno studiano ed approfondiscono la materia sotto molteplici profili e sulla base delle pronunzie giurisprudenziali emesse dai Tribunali di tutta Italia” afferma l’avv. Emilio Graziuso, Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”.

“La nostra è una battaglia non solo giudiziaria ma anche sociale affinché vicende come quelle in esame non si verifichino più in futuro – continua l’avv. Emilio Graziuso, che ha difeso processualmente gli investitori coinvolti nel processo svoltosi dinnanzi al Tribunale di Brindisi – Dietro investimenti prospettati come sicuri che, in realtà, così non erano, infatti, ad andare in fumo, oltre al denaro dei consumatori, vi è il lavoro ed i sacrifici di una vita di interi nuclei familiari. È, quindi, facilmente immaginabile il dramma di trovarsi da un giorno all’altro – per il sol fatto di essersi fidati del proprio Istituto di credito – privi di risparmi e non poter far conto sugli stessi per i bisogni, emergenze e progetti ”.

Ma cosa era successo nei casi esaminati dal Tribunale di Brindisi e dal Tribunale di Bari?

Come si è detto, il caso sbarcato dinnanzi al Tribunale di Brindisi riguardava un investimento di  10.062,50 in azioni Veneto Banca effettuato da una risparmiatrice brindisina.

La risparmiatrice, alla quale l’investimento era stato proposto dalla allora Banca Apulia, successivamente incorporata per fusione ad Intesa San Paolo, come sicuro, privo di rischio alcuno per il capitale e che non poneva vincoli di durata in quanto la stessa sarebbe potuta rientrare nel pieno possesso del proprio denaro su semplice richiesta, si è ritrovata da un giorno all’altro, in modo del tutto inconsapevole, senza i propri risparmi, in un momento, peraltro, nel quale necessitava degli stessi per delle urgenti cure mediche per una patologia che, a distanza di poco tempo, ne ha comportato la morte.

Non appena accortasi dell’accaduto, la risparmiatrice ha immediatamente cercato di comporre bonariamente l’insorgenda controversia ma data la chiusura mostrata al riguardo dalla Banca, ha dovuto inoltrare formale diffida chiedendo la restituzione del mal tolto.

Purtroppo, successivamente si è verificato, come si è detto, il decesso della risparmiatrice.

I fratelli della consumatrice, però, non si sono dati per vinti ed hanno continuato la battaglia legale che, seppure a livello stragiudiziale, aveva avviato la sorella.

Gli eredi, quindi, hanno promosso un procedimento dinnanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) conclusosi con esito positivo ma nonostante il pieno riconoscimento del diritto al risarcimento del danno in favore degli stessi, la Banca non ha ottemperato a quanto disposto nella decisione dell’Arbitro.

Gli eredi della risparmiatrice hanno, quindi, promosso un processo dinnanzi al Tribunale di Brindisi contro la Banca Intesa San Paolo, la quale aveva incorporato per fusione Banca Apulia, Istituto di credito che aveva venduto alla ignara risparmiatrice le azioni illiquide della Veneto Banca.

Nel corso del giudizio è emersa la violazione degli obblighi di informazione gravanti sulla Banca relativi alla natura, caratteristiche, rischi e modalità di disinvestimento delle azioni illiquide Veneto Banca e, pertanto, il Tribunale di Brindisi ha condannato la Banca Intesa San Paolo al risarcimento del danno pari all’intero importo investito dalla risparmiatrice pari ad E 10.062,50, oltre interessi e rivalutazione.

Caso analogo affrontato dal Tribunale di Bari.

In questo caso l’investimento riguardava azioni della Banca Popolare di Bari aventi caratteristiche analoghe, anche in termini di natura e rischi, delle azioni Veneto Banca.

Anche in questo caso la allora Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca, aveva prospettati i titoli come innocui, privi di rischio alcuno e che potevano essere disinvestiti in qualsiasi momento, circostanze che avevano indotto un consumatore ad investire i propri risparmi, pari ad  53.820,19, in detti titoli.

Il processo nei confronti della allora Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca, viene, però, promosso dalla moglie del risparmiatore, in quanto, quest’ultimo, purtroppo, nelle more è deceduto.

Al termine di una battaglia giudiziale durata due anni è arrivata la sentenza del Tribunale di Bari con la quale, riscontrati vari inadempimenti agli obblighi di informazione gravanti sulla Banca Popolare di Bari, la BdM Banca è stata condannata al risarcimento del danno in favore della moglie del risparmiatore, in qualità di erede dello stesso, per un importo pari ad  53.820,19, oltre rivalutazione.

“Una grande vittoria – afferma l’avv. Giovanni Di Rella, delegato su Bari dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”, che ha difeso in giudizio dinnanzi al Tribunale di Bari l’erede del risparmiatore – che ci sprona a difen dere ogni giorno di più i diritti dei consumatori. Vedere, infatti, la nostra assistita scoppiare in lacrime per aver ricevuto giustizia per il marito deceduto, e che, in modo del tutto ignaro era stato indotto dai consigli della Banca ad investire i propri risparmi in titoli ad alto rischio, ci fa comprendere il dramma che si cela dietro ogni singola vicenda di “risparmio tradito”.

Per essere sempre informati sui diritti dei consumatori e sulle iniziative dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore www.dallapartedelconsumatore.com ; https://whatsapp.com/channel/0029Vb7QBxp0VycGdJwP1I3V

Fonte: https://www.pugliatvcanale116.com/116/index.php/notizie/33268-continuano-le-pronunzie-positive-ottenute-da-associati-dalla-parte-del-consumatore-vittime-di-casi-di-risparmio-tradito

Doppia vittoria “dalla parte del consumatore”: Veneto Banca e Banca Popolare di Bari

Continuano le pronunzie positive ottenute da associati “Dalla Parte del Consumatore” vittime di casi di “risparmio tradito”.
Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Brindisi (dott.ssa Lavinia Gala) ed il Tribunale di Bari (dott. Michele De Palma) hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno patito, rispettivamente, da risparmiatori che avevano acquistato dalla allora Banca Apulia, oggi Intesa San Paolo, azioni Veneto Banca, e da risparmiatori che avevano acquistato dalla allora Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca, azioni dell’Istituto di credito barese.
“Le sentenze che dal 2020 stiamo ottenendo in favore dei risparmiatori coinvolti nei casi Veneto Banca e Banca Popolare di Bari sono il risultato di un lavoro costante che la nostra Associazione dal 2016 conduce quotidianamente ed incessantemente attraverso una cabina di regia nazionale, formata da varie professionalità, che ogni giorno studiano ed approfondiscono la materia sotto molteplici profili e sulla base delle pronunzie giurisprudenziali emesse dai Tribunali di tutta Italia” afferma l’avv. Emilio Graziuso, Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”.
“La nostra è una battaglia non solo giudiziaria ma anche sociale affinché vicende come quelle in esame non si verifichino più in futuro – continua l’avv. Emilio Graziuso, che ha difeso processualmente gli investitori coinvolti nel processo svoltosi dinnanzi al Tribunale di Brindisi – Dietro investimenti prospettati come sicuri che, in realtà, così non erano, infatti, ad andare in fumo, oltre al denaro dei consumatori, vi è il lavoro ed i sacrifici di una vita di interi nuclei familiari. È, quindi, facilmente immaginabile il dramma di trovarsi da un giorno all’altro – per il sol fatto di essersi fidati del proprio Istituto di credito – privi di risparmi e non poter far conto sugli stessi per i bisogni, emergenze e progetti ”.
Ma cosa era successo nei casi esaminati dal Tribunale di Brindisi e dal Tribunale di Bari?
Come si è detto, il caso sbarcato dinnanzi al Tribunale di Brindisi riguardava un investimento di € 10.062,50 in azioni Veneto Banca effettuato da una risparmiatrice brindisina.
La risparmiatrice, alla quale l’investimento era stato proposto dalla allora Banca Apulia, successivamente incorporata per fusione ad Intesa San Paolo, come sicuro, privo di rischio alcuno per il capitale e che non poneva vincoli di durata in quanto la stessa sarebbe potuta rientrare nel pieno possesso del proprio denaro su semplice richiesta, si è ritrovata da un giorno all’altro, in modo del tutto inconsapevole, senza i propri risparmi, in un momento, peraltro, nel quale necessitava degli stessi per delle urgenti cure mediche per una patologia che, a distanza di poco tempo, ne ha comportato la morte.
Non appena accortasi dell’accaduto, la risparmiatrice ha immediatamente cercato di comporre bonariamente l’insorgenda controversia ma data la chiusura mostrata al riguardo dalla Banca, ha dovuto inoltrare formale diffida chiedendo la restituzione del mal tolto.
Purtroppo, successivamente si è verificato, come si è detto, il decesso della risparmiatrice.
I fratelli della consumatrice, però, non si sono dati per vinti ed hanno continuato la battaglia legale che, seppure a livello stragiudiziale, aveva avviato la sorella.
Gli eredi, quindi, hanno promosso un procedimento dinnanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) conclusosi con esito positivo ma nonostante il pieno riconoscimento del diritto al risarcimento del danno in favore degli stessi, la Banca non ha ottemperato a quanto disposto nella decisione dell’Arbitro.
Gli eredi della risparmiatrice hanno, quindi, promosso un processo dinnanzi al Tribunale di Brindisi contro la Banca Intesa San Paolo, la quale aveva incorporato per fusione Banca Apulia, Istituto di credito che aveva venduto alla ignara risparmiatrice le azioni illiquide della Veneto Banca.
Nel corso del giudizio è emersa la violazione degli obblighi di informazione gravanti sulla Banca relativi alla natura, caratteristiche, rischi e modalità di disinvestimento delle azioni illiquide Veneto Banca e, pertanto, il Tribunale di Brindisi ha condannato la Banca Intesa San Paolo al risarcimento del danno pari all’intero importo investito dalla risparmiatrice pari ad E 10.062,50, oltre interessi e rivalutazione.
Caso analogo affrontato dal Tribunale di Bari.
In questo caso l’investimento riguardava azioni della Banca Popolare di Bari aventi caratteristiche analoghe, anche in termini di natura e rischi, delle azioni Veneto Banca.
Anche in questo caso la allora Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca, aveva prospettati i titoli come innocui, privi di rischio alcuno e che potevano essere disinvestiti in qualsiasi momento, circostanze che avevano indotto un consumatore ad investire i propri risparmi, pari ad € 53.820,19, in detti titoli.
Il processo nei confronti della allora Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca, viene, però, promosso dalla moglie del risparmiatore, in quanto, quest’ultimo, purtroppo, nelle more è deceduto.
Al termine di una battaglia giudiziale durata due anni è arrivata la sentenza del Tribunale di Bari con la quale, riscontrati vari inadempimenti agli obblighi di informazione gravanti sulla Banca Popolare di Bari, la BdM Banca è stata condannata al risarcimento del danno in favore della moglie del risparmiatore, in qualità di erede dello stesso, per un importo pari ad € 53.820,19, oltre rivalutazione.
“Una grande vittoria – afferma l’avv. Giovanni Di Rella, delegato su Bari dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”, che ha difeso in giudizio dinnanzi al Tribunale di Bari l’erede del risparmiatore – che ci sprona a difen dere ogni giorno di più i diritti dei consumatori. Vedere, infatti, la nostra assistita scoppiare in lacrime per aver ricevuto giustizia per il marito deceduto, e che, in modo del tutto ignaro era stato indotto dai consigli della Banca ad investire i propri risparmi in titoli ad alto rischio, ci fa comprendere il dramma che si cela dietro ogni singola vicenda di “risparmio tradito”.

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FONTE: https://www.brundisium.net/index.php/doppia-vittoria-dalla-parte-del-consumatore-veneto-banca-e-banca-popolare-di-bari/

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