Di Emilio Graziuso 27 dicembre 2025 – Il portafoglio dei consumatori italiani è sempre più vuoto e, di conseguenza, anche il carrello della spesa degli stessi.
Il “carovita”, infatti, colpisce sempre più duramente andando ad incidere su voci del “bilancio familiare” degli italiani delle quali non si può fare a meno.
Parliamo, ad esempio, dei generi alimentari, della luce, del gas e del carburante.
Da una lettura dei dati diffusi dall’Istat nelle ultime settimane emerge che ci troviamo in una fase di vera e propria emergenza sociale.
Nonostante l’inflazione abbia registrato un certo contenimento rispetto al passato i prezzi continuano ad aumentare divenendo per molti insostenibili.
Dai dati Istat si apprende che dal mese di ottobre 2021 al mese di ottobre 2025 si è registrato un aumento del 24,9% dei prezzi dei generi alimentari.
Nell’ambito di questi ultimi, però, gli aumenti sono sensibilmente diversi sulla base delle singole categorie:
1)prodotti vegetali + 32,7%;
2)pane e cereali + 25,5%;
3)latte, formaggi e uova + 28,1%;
4)prodotti alimentari freschi +26,2%;
5)prodotti alimentari lavorati +24,3%.
Fare la spesa è, quindi, un vero e proprio salasso per le famiglie italiane.
Ma per quale motivo nel nostro Paese si registrano sempre aumenti e mai diminuzioni dei prezzi?
Secondo l’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” tale fenomeno deriva dall’assenza di controlli governativi sui prezzi e di politiche mirate di contenimento degli stessi.
L’assenza di controlli governativi si è, infatti, registrata la prima volta, con effetti devastanti sull’economia nazionale, in generale, e delle famiglie italiane, in particolare, al momento dell’entrata in vigore dell’euro.
Il Governo dell’epoca, infatti, omise ogni forma di controllo e di politica di contenimento dei prezzi.
I consumatori si svegliarono da un giorno all’altro più poveri ma non perché l’Italia aveva adottato l’euro ma perché i commercianti avevano convertito i prezzi da lira ad euro. Un bene che costava £ 1.000 il giorno dopo costava € 1,00.
E così mentre il costo della vita si raddoppiava, gli stipendi e le pensioni rimanevano inalterati ma con un potere di acquisto delle famiglie dimezzato.
Nel corso degli anni, parte del mondo politico si è scagliato contro l’euro, attraverso gli slogan che, ormai, conosciamo a memoria, senza, però, mai adottare misure di contenimento e diminuzione dei prezzi, almeno di quelli di prima necessità, giustificando gli aumenti, spesso, come conseguenza dell’inflazione.
Successivamente, negli ultimi anni, i prezzi hanno continuato a registrare aumenti importanti, giustificati dagli operatori di settore da fattori esterni quali, ad esemepio, la pandemia, la guerra in Ucraina, le vicende mediorientali, le emergenze climatiche.
Anche in questi casi, però, nessun controllo e nessuna misura di contenimento a livello governativo.
In più la beffa per i consumatori: quando è cessata l’emergenza esterna i prezzi non sono più scesi ma sono rimasti inalterati.
Si pensi, ad esempio, al periodo della pandemia, nel quale tutti i prezzi aumentarono sensibilmente.
Cessata la pandemia, l’unico calo di prezzo registratosi ha riguardato le “mascherine” ed i disinfettanti per mani.
Volendo soffermarci sull’attualità e, quindi, all’arco temporale (ottobre 2021 – ottobre 2025) preso in esame dall’Istat, l’attuale Governo Italiano – in carica dal 22 ottobre 2022, vale a dire da tre anni su quattro oggetto di indagine Istat – che misure ha adottato per tutelare i consumatori contro il carovita?
I prezzi dei generi alimentari sono stati calmierati?
C’è stata l’abolizione delle accise sui carburanti tanto invocata dalla attuale Presidente del Consiglio quando era all’opposizione?
Quali misure concrete sono state adottate contro il caro bollette?
Ai consumatori ed ai lettori dell’ “Agorà del Diritto” la risposta a tali quesiti.



