Di Emilio Graziuso 20 dicembre 2025 – In passato, nella nostra “Agorà”, ci siamo occupati della problematica della movida notturna nei centri abitati e dei rimedi che i cittadini possono esperire per la lesione della propria tranquillità notturna a causa di rumori, musica e schiamazzi che si generano nei pressi della propria abitazione.
Questa settimana abbiamo deciso di tornare sull’argomento in quanto, nei giorni scorsi, il Tribunale di Milano ha condannato il Comune ad un risarcimento danni di notevole entità, pari ad euro 250.000,00.
Tale somma dovrà essere ripartita tra i residenti, che hanno promosso l’azione legale nei confronti del Comune, avendo trascorso notti insonni a causa di immissioni di rumore eccedenti la normale tollerabilità.
Nel corso del processo è emerso che dalla movida, del tutto incontrollata, derivava non solo rumore e, di conseguenza, disturbo continuo del riposo e della quiete dei residenti ma anche, veri e propri atti di vandalismo, quali, ad esempio, il danneggiamento di auto e di stabili.
Ma perché, il Tribunale di Milano ha condannato il Comune e non le singole attività?
I residenti che hanno promosso il processo hanno dimostrato che molti cittadini avevano inoltrato al Comune numerose segnalazioni in merito a quanto accadeva nelle ore notturne a causa della movida, ma l’ente non ha mai adottato nessuna misura volta a fronteggiare ed eliminare la problematica.
Il Comune, quindi, al pari di qualsiasi soggetto privato proprietario di un fondo, è stato condannato per i danni provocati ai proprietari di immobili posti in zona movida a causa delle immissioni che superino la normale tollerabilità (soglia massima normale tollerabilità 55 decibel).
Oltre al risarcimento (comprensivo anche della violazione di un diritto costituzionalmente garantito quale il diritto alla salute – la quale può essere compromessa dal mancato ed adeguato riposo notturno – di cui all’art. 32 della Costituzione. Come dichiarato, in più occasioni, dall’Osservatorio Nazionale della Sanità il rumore notturno di intensità superiore al limite della tollerabilità può sfociare in una patologia, caratterizzata, ad esempio, da stanchezza cronica che compromette anche i rapporti sociali di chi la subisce.
Il diritto alla salute è, indubbiamente, il più evidente dei diritti lesi dalla movida molesta ma ne possono entrare in gioco altri, quali, ad esempio, l’inviolabilità del domicilio ed il pieno godimento della proprietà) la pronunzia del Tribunale Milanese contiene un ordine perentorio di far cessare immediatamente le immissioni moleste.
Qualora il Comune non dovesse adeguarsi all’ordine stabilito dal Tribunale, esso sarà soggetto a sanzioni di carattere pecuniari per ritardo nell’esecuzione di un provvedimento giudiziario.
Ma in virtù di quali criteri il Tribunale di Milano è pervenuto alla quantificazione del risarcimento del danno?
Il Tribunale ha adottato una quantificazione di tipo equitativo fissando la somma di euro 50,00 a notte, a partire dal 2016 (anno nel quale sono iniziate le segnalazioni al Comune da parte dei cittadini), quale importo previsto per il danno dallo stress subito dalla movida.
Detta somma è stata, quindi, moltiplicata per cinque sere a settimana.
Dall’arco temporale preso in considerazione sono stati detratti sei mesi, vale a dire quelli nei quali vi sono state le chiusure per il lockdown totale a seguito della pandemia.
Applicata la rivalutazione monetaria e gli interessi, pertanto, il Tribunale di Milano giunge a quantificare il danno in euro 4.700 per ciascun residente.
Tra i profili di danno presi in considerazione dal Tribunale di Milano per la quantificazione dello stesso è stato considerato il deprezzamento, anche, del valore delle unità immobiliari dettato dalla invivibilità di notte della zona che non garantisce qualità della vita e la giusta quiete che dovrebbe caratterizzare le aree residenziali.
Una sentenza che apre un varco importante su una questione di particolare interesse per i cittadini.
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