Di Emilio Graziuso 24 gennaio 2026 – Si chiama shrinkflation ed è un nemico subdolo dei consumatori che si aggira, passando spesso inosservato, tra gli scaffali dei punti vendita, erodendo ancora di più – in un periodo contrassegnato da una profonda crisi economica – il potere di acquisto delle famiglie.
Prima di analizzare questo “nemico” dei consumatori, è doveroso offrire un primo chiarimento di carattere semantico.
Il termine shrinkflation (in italiano “sgrammatura”) deriva dalla fusione del verbo to shrink (restringere) e inflation (inflazione).
Ed effettivamente la “riduzione” è la caratteristica principale del fenomeno in esame ma si tratta di una “diminuzione” ai danni dei consumatori.
Ma cosa è la shrinkflation?
E’ una pratica commerciale subdola posta in essere da alcuni produttori di beni confezionati venduti al chilo o al litro (si pensi, ad esempio, a biscotti, patatine, caffè macinato, bagnoschiuma, detersivo) che, pur lasciando invariato il prezzo rispetto al passato:
a) cambiano la confezione preesistente con una leggermente più piccola e con minor contenuto di prodotto;
b)conservano le precedenti dimensioni della confezione ma diminuiscono la quantità di prodotto contenuto all’interno.
In altre parole, il consumatore, soprattutto quello già fidelizzato per l’utilizzo del prodotto, andrà a porre in essere un acquisto nella convinzione che sia il quantitativo di sempre (essendo invariato il prezzo e la confezione (ipotesi b) oppure che la modifica della confezione appare talmente irrilevante da far pensare al mantenimento della quantità di prodotto (ipotesi a)) per poi trovarsi un contenuto minore, rispetto al passato, ma con prezzo invariato.
E’, quindi, una pratica utilizzata per, di fatto, aumentare il prezzo del prodotto ma non in modo esplicito.
Un consumatore, infatti, difficilmente si può accorgere se nella confezione mancano due biscotti, cinque patatine, un dito di bagno schiuma o due dita di detersivo, salvo che non ricordi il quantitativo in chili o litri abituale e leggendo il quantitativo riportato sulla confezione noti la diminuzione a prezzo invariato
Di conseguenza, il produttore ha, di fatto, aumentato il prezzo pur formalmente lasciandolo invariato.
Si registrerà, quindi, un sensibile aumento annuo del costo della spesa che, unendosi all’impennata dei prezzi registratasi negli ultimi mesi, andrà ad incidere sul portafoglio dei consumatori italiani.
Tale pratica, per quanto insidiosa è, comunque, lecita, essendo il quantitativo contenuto nella confezione indicato su di essa in chili o litri.
Il legislatore ha cercato di tutelare il consumatore prevedendo nella legge sulla concorrenza 2024 l’obbligo per i produttori di indicare nel campo visivo principale della confezione oppure attraverso una apposita etichetta adesiva, per sei mesi, la riduzione della quantità del prodotto a parità di prezzo ed, eventualmente, di confezione.
L’entrata in vigore di tale norma, però ha subito numerosi rinvii da aprile 2025 ad ottobre 2025 per arrivare all’ultimo, almeno speriamo, rinvio al 1° luglio 2026, al fine di evitare conflitti con la normativa europea.
Nell’attesa dell’entrata in vigore della normativa è consigliabile al consumatore di porre particolare attenzione alla quantità di prodotto indicata, seppur in modo non evidenziato, sulla confezione, rendersi conto se vi è stata, quindi, a parità di prezzo, una riduzione del quantitativo e valutare la convenienza o meno.
Certamente se alla riduzione del quantitativo è corrisposto un ridimensionamento anche della confezione, sarà quest’ultima ad indurre il consumatore all’indagine suggerita, se, invece, la confezione è rimasta inalterata, il consumatore dovrà condurre l’indagine senza che vi sia stato uno stimolo esterno.
(immagine realizzata con AI)



