di Giovanni Di Rella*
Nei giorni scorsi è uscito nelle sale cinematografiche il film di animazione Toy Story 5, realizzato da Disney–Pixar.
Il film è piaciuto molto e ha fatto riflettere, me e gli amici della nostra Associazione. Ci ha convinto sempre di più dell’importanza del progetto “Dipendenza da social? Combattiamola insieme!” che, come Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” (www.dallapartedelconsumatore.com) abbiamo ideato e stiamo realizzando sull’intero territorio nazionale.
A dirla tutta, Toy Story 5 può essere un alleato culturale fondamentale del progetto targato “Dalla Parte del Consumatore”.

Esso, infatti, veicola, in modo efficace, rapido e capillare, il messaggio che vogliamo far circolare, tra bambini, adolescenti e tra tutti coloro che lo hanno visto e lo vedranno.
Nel film, infatti, la formula “Toy meets Tech” (il giocattolo incontra la tecnologia) costituisce una minaccia concreta per i protagonisti storici della saga Toy Story, cioè i giocattoli tradizionali, che alla fine del terzo film erano stati regalati da Andy alla piccola Bonnie.
In questo quinti film i giocattoli “classici” di Bonnie – Woody, Buzz Lightyear, Jessie e tutti gli altri – si trovano a dover competere, da un giorno all’altro, con Lilypad, un tablet interattivo di ultima generazione – a forma di rana – che cattura, magnetizzandola, tutta l’attenzione della bambina.
Nei film precedenti della serie, i protagonisti erano alle prese con il dover dividere l’affetto dei bambini con altri giocattoli “nuovi arrivati” in casa, che però erano sempre di tipo tradizionale. In Toy Story 5, invece, la sfida è contro l’isolamento di Bonnie, creato dal tablet interattivo.
Infatti, non appena riceve in regalo Lilypad, la bambina cambia da un giorno all’altro: smette di inventare giochi utilizzando i pupazzi precedenti; blocca quindi la propria immaginazione; dal dinamismo, anche fisico, oltre che mentale, del suo precedente modo di giocare passa ad un modo statico e passivo (il passare il proprio tempo in balia del gioco digitale).
L’aspetto quanto mai veritiero e doloroso del film è la motivazione che spinge la piccola Bonnie a rifugiarsi nel tablet: la bambina, infatti, non usa lo strumento digitale per un capriccio infantile, ma per la necessità di inclusione sociale.
Il mondo dei coetanei che la circonda, infatti, è completamente avulso dalla vita reale e si muove all’interno di chat di gruppo, piattaforme on line ed interazioni virtuali.
Ed ecco che si manifesta un protagonista invisibile di Toy Story 5: FOMO (Fear of Missing Out), cioè la Paura di Essere Tagliati Fuori dalla comunità dei propri coetanei se non si è costantemente connessi.
Questo meccanismo psicologico è lo stesso che stiamo riscontrando, come Associazione “Dalla Parte del Consumatore” analizzando i dati che stiamo raccogliendo relativi alla dipendenza degli adolescenti da social network.
Relativamente a Toy Story 5 non voglio spoilerare altro, ma si può dire – senza timore di smentita – che il messaggio finale del film rispecchia pienamente i valori che promuoviamo e gli obiettivi che perseguiamo come Associazione promuoviamo attraverso il progetto “Dipendenza da social? Combattiamola insieme!”: e cioè:
- no alla demonizzazione dei supporti digitali.
Il film non suggerisce di distruggere i dispositivi elettronici. La tecnologia è uno strumento straordinario se governata, ma diventa pericolosa e lesiva della sfera psicofisica, oltre che sociale e familiare, se non governata da regole ben precise;
- la ricerca dell’equilibrio.
È fondamentale educare i minori ad un uso consapevole del mezzo digitale.
Il tablet, lo smartphone, i social media non devono mai sostituire l’immaginazione, l’attività fisica, il gioco condiviso ed il confronto nella vita reale;
- il valore dei legami reali.
Nessun algoritmo o interazione virtuale potrà mai colmare il bisogno di calore umano e di legami autentici della vita reale, incarnati, nel film, dal rapporto di amicizia tra i giocattoli “classici” e la piccola Bonnie.
Questo, articolo, già pubblicato in altra forma, si conclude con un appello agli adulti che lo leggeranno: insieme ai vostri figli, nipoti, figli di amici, vostri scolari, ecc. andate a vedere Toy Story 5.
Noi adulti, infatti, siamo spesso disorientati ed impotenti nei confronti della gestione del tempo che i minori (e non solo), ed in particolare i propri figli, trascorrono dinnanzi agli schermi.
Ma dal nostro suindicato Progetto emerge che l’educazione digitale e, quindi, la salute digitale non si costruiscono con i divieti fini a se stessi, ma tra le mura domestiche: attraverso l’esempio, il dialogo e la definizione di abitudini sane prima di tutto degli adulti e, quindi, dei minori (bambini o adolescenti che siano).
In ultimo, una domanda: nelle vostre case, con i vostri figli, chi vince la sfida quotidiana tra giochi “reali” e giochi “virtuali” (ci farebbe molto piacere e sarebbe molto utile per lo studio che stiamo conducendo, ricevere le vostre risposte sulla pagina Facebook, sul profilo Instagram ed il canale whatsapp dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”) ?
* Avvocato. Delegato di Bari dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore“. Svolge la professione forense dal 2000 occupandosi prevalentemente di diritto civile. Attivista e con consolidata esperienza associativa e professionale nella tutela dei lavoratori e dei consumatori.Relatore a convegni ed ospite qualificato in programmi televisivi di settore.
Web: www.dallapartedelconsumatore.com;
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