Scritto da Avv. Emilio Graziuso
Di Emilio Graziuso, 31 gennaio 2026 – Un lettore dell’ “Agorà” chiede: “Ho effettuato un acquisto su un sito internet. Il giorno dopo mi sono pentito posso recedere dal contratto? Quale è la percentuale di penale che sono costretto, comunque, a pagare?”
Tranquillizziamo il nostro lettore.
Il recesso è possibile e non è prevista alcuna penale (ovviamente se ricorrono i presupposti previsti dalla legge).
La materia è regolamentata dal codice del consumo, il quale prevede che nei contratti stipulati fuori dai locali commerciali ed on line, il consumatore ha il diritto di recesso (detto anche di ripensamento) dal contratto, senza dover fornire alcuna motivazione e senza nessun costo a titolo di penale)
Tale diritto di recesso (senza motivazione e senza penali) non si applica negli acquisti effettuati all’interno dei negozi o delle attività commerciali.
C’è un termine, però, entro il quale il diritto di recesso può essere esercitato (in questo caso non è possibile far riferimento alla domanda del lettore perché non si conosce la fattispecie nel concreto. Nel senso che non è descritto se a seguito del ripensamento ha esercitato il recesso nei modi e termini previsti dalla legge, se ha ricevuto ed utilizzato il bene acquistato, ecc.).
Il termine previsto dal codice del consumo è 14 giorni che decorrono:
- per i contratti di vendita dal giorno nel quale il consumatore riceve la merce.
In questo caso occorre distinguere alcune ipotesi:
1a) acquisto di più beni con un solo ordine: il termine decorre dal ricevimento dell’ultimo bene;
1b) consegna periodica di un bene: il termine decorre dalla prima consegna del bene;
- per i contratti di servizi e fornitura di acqua, gas, luce dal giorno della conclusione del contratto.
Vi è poi un caso nel quale il consumatore ha 30 giorni di tempo per recedere dal contratto e si verifica nei contratti stipulati durante le visite non richieste presso l’abitazione del consumatore oppure di escursioni organizzate da un professionista con lo scopo e con l’effetto di promuovere o vendere i prodotti al consumatore.
Se è stato il consumatore a richiedere la visita del professionista, invece, il termine è di 14 giorni non applicandosi l’estensione a 30 giorni.
Ma il consumatore deve essere informato dal professionista del diritto di recesso?
Si, così come deve essere informato dei modi e termini per esercitare tale diritto.
Se ciò non avviene, il consumatore potrà recedere entro il termine di un anno dalla scadenza del termine di 14 o 30 giorni che è previsto dalla legge.
Una tutela più incisiva per il consumatore ed un obbligo di informazione stringente per il professionista, la cui violazioni porta ad importanti conseguenza (di salvaguardia dei diritti del consumatore).
Tra gli obblighi di informazione gravanti sul professionista vi è anche quello di mettere a disposizione del consumatore il modulo per esercitare il diritto di recesso previsto dal codice del consumo.
In ogni caso il diritto può essere esercitato anche in modo diverso attraverso comunicazione con la quale il consumatore dichiara di recedere.
Non è prevista una forma particolare per esercitare il diritto di recesso, si consiglia, però, di farlo attraverso modalità che garantiscano la data certa dell’inoltro, si pensi, ad esempio, alla raccomandata o alla pec.
Entro 14 giorni dall’esercizio del diritto di recesso, il quale, come si è detto, non comporta alcun onere economico per l’acquirente, il venditore è tenuto a rimborsare il prezzo pagato dal consumatore e quest’ultimo sarà obbligato a restituire i beni al venditore se ricevuti.
Anche per la restituzione dei beni è previsto il termine di 14 giorni che il consumatore dovrà rispettare per l’invio di essi al professionista.
Tale termine decorre dalla data di esercizio del diritto di recesso.
Le spese di spedizione, in quest’ultimo caso, sono a carico del consumatore.
(immagine creata con AI)


