Di Emilio Graziuso, 13 dicembre 2025 – Più volte nell’ “Agorà” abbiamo parlato dell’ambizioso obiettivo, perseguito dalla nostra redazione, unitamente all’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”, di creare, anche in Italia, attraverso l’informazione un “consumatore consapevole”.
“Consapevole” dei propri diritti e dei modi per farli valere ma anche e, forse, soprattutto, “consapevole” che ogni singola azione quotidiana, anche quella che, all’apparenza, può sembrare più banale – come la scelta di acquisto di un prodotto anziché di un altro – può essere determinante per cambiare in modo determinante le regole del gioco.
Ed è proprio agli aspetti che dovrebbero determinare le scelte di acquisto dei consumatori che voglio dedicare la nostra rubrica di questa settimana.
Se facciamo una indagine a campione in merito a quali caratteristiche dei prodotti sono valutate dai consumatori nel momento in cui sono chiamati ad una scelta di acquisto i due elementi che riceverebbero la maggioranza dei voti sarebbero, indubbiamente, la qualità ed il prezzo (non so dire in che ordine, ma questi due sono i profili di maggiore interesse).
Nella migliore delle ipotesi un numero esiguo di risposte riguarderà l’etica della azienda e dei processi di produzione dalla stessa seguiti, l’attenzione prestata ai lavoratori, alla persona ed all’ambiente.
Al riguardo mi ha particolarmente colpito una notizia di cronaca che nelle ultime settimane ha “scosso” il mondo dell’imprenditoria, in generale, e dell’imprenditoria della moda di lusso, in particolare, e, di conseguenza, (ha “scosso”) il mondo dei consumatori.
Al momento, però, lo “scossone” si è registrato prevalentemente, se non esclusivamente, sul versante giuridico ed economico ma non su quello delle coscienze dei consumatori.
Ma procediamo con ordine.
La Procura di Milano ha avviato una inchiesta nei confronti di un noto marchio della moda di lusso e di tre manager dello stesso con accuse di caporalato, mancati controlli nella catena dei subappalti della produzione in opifici cinesi.
Da quanto si apprende da un articolo apparso, in data 20 novembre 2025, nel sito www.rainews.it i manager del noto brand “come si legge negli atti delle indagini del Nucleo ispettorato lavoro dei carabinieri, non avrebbero tenuto “minimamente conto dei risultati” di alcune “ispezioni” negli opifici cinesi – sei tra le province di Milano, Pavia, Macerata e Fermo – e di “audit” su quei fornitori che “davano atto di numerosi indici di sfruttamento” dei lavoratori, per quanto riguardava, tra l’altro, gli orari di lavoro, le paghe, le norme di sicurezza e le “condizioni alloggiative degradanti”” (www.rainews.it 20 novembre 2025).
Purtroppo, anche in altri filoni di inchiesta, sempre della Procura di Milano, sono emersi episodi di utilizzo, o meglio sfruttamento, dei lavoratori cinesi in opifici dormitorio.
E l’indagine sembra non fermarsi.
Da un articolo apparso nel sito www.tg24.sky.it del 4 dicembre 2025, sezione cronaca, dal titolo “Inchieste sul caporalato, pm chiede documenti su appalti su 13 brand del lusso”, si legge “il pm di Milano Paolo Storari, che sta indagando sul fenomeno del caporalato nel mondo della moda ma non solo, ha chiesto, con un’attività dei carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro, ad altri 13 grandi gruppi del settore di “consegnare” tutta “la documentazione”, in particolare quella sui “sistemi di controllo” sulla catena di appalti e subappalti nella produzione”.
Al di là dei risvolti giudiziari che l’indagine potrà avere, per quel che qui interessa, essa punta i riflettori su una problematica che fa, o meglio, deve far riflettere i consumatori italiani.
Caporalato, sfruttamento dei lavoratori, opifici dormitorio, a prescindere dai casi esaminati dalla Procura di Milano, sono aspetti dinnanzi ai quali un consumatore consapevole non può non soffermarsi, non indignarsi e, quindi, non orientare, di conseguenza, le proprie scelte di acquisto.
Se il prodotto è frutto di un comportamento non etico dell’impresa di produzione, il consumatore italiano dovrebbe valutare lo stesso in modo prioritario rispetto al prezzo ed alla qualità.
Le nostre scelte di acquisto quotidiane influenzano, infatti, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, la crescita o meno dei diritti e la promozione o meno degli stessi.
Esse, infatti, possono essere determinanti nel contrastare la violazione dei diritti e lo sfruttamento dei lavoratori.
Un piccolo gesto, quale l’acquisto di un prodotto al supermercato al posto di un altro, può, quindi, come ho detto all’inizio dell’articolo di oggi, cambiare le regole del gioco ed evitare il verificarsi di vicende delle quali veniamo a conoscenza dalle cronache.
Forse la maggior parte delle persone potrà pensare che un acquisto, magari anche di piccolo importo, non può incidere in nessun modo nella battaglia contro la violazione dei diritti ma non dobbiamo mai dimenticare che “ogni azione della nostra vita, anche la più piccola, è responsabile della bellezza o bruttezza del mondo” (Augusto Daolio).
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