L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: Toy Story 5 ed il progetto “Dipendenza da social? Combattiamola insieme!”

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Immagine pubblicata dalla Gazzetta dell'Emilia & Dintorni

Nei giorni scorsi è uscito nelle sale cinematografiche il film di animazione Toy Story 5, realizzato da  Disney – Pixar.

Di Emilio Graziuso, 27 giugno 2026 – Il film mi è piaciuto molto, mi ha fatto riflettere e, soprattutto, mi ha convinto sempre di più dell’importanza del progetto “Dipendenza da social? Combattiamola insieme!” che, come Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” (www.dallapartedelconsumatore.com) abbiamo ideato e stiamo realizzando sull’intero territorio nazionale.

A dirla tutta, ritengo che Toy Story 5 possa essere un alleato culturale fondamentale del del progetto targato “Dalla Parte del Consumatore”.

Esso, infatti, veicola, in modo efficace,  rapido e capillare, il messaggio che vogliamo far circolare, tra bambini, adolescenti e tutti coloro che lo hanno visto e lo vedranno.

Nel film, infatti, la formula “Toy meets Tech” (il giocattolo incontra la tecnologia) costituisce una minaccia concreta per i protagonisti storici della saga Toy Story.

I giocattoli classici di Bonnie, Woody, Buzz Lightyear e Jessie, si trovano a dover competere, da un giorno all’altro, con Lilypad, un tablet di ultima generazione che cattura magnetizzandola tutta l’attenzione della bambina.

A differenza dei film precedenti della serie nei quali i protagonisti erano alle prese con il dover dividere l’affetto dei bambini con “nuovi arrivati” in casa ma sempre della stessa tipologia di giocattolo, in Toy Story 5 la sfida è contro l’isolamento di Bonny creato dal tablet.

La bambina, infatti, non appena i genitori le regalano Lilypad cambia da un giorno all’altro, smette di inventare giochi utilizzando i pupazzi precedenti, blocca, quindi, la propria immaginazione e dal dinamismo, anche fisico, oltre che mentale, del suo precedente modo di giocare passa ad un modo statico e passivo di passare il proprio tempo in balia del gioco digitale.

L’aspetto quanto mai veritiero e doloroso del film è la motivazione che spinge la piccola Bonnie a rifugiarsi nel tablet.

La bambina, infatti, non usa lo strumento digitale per un capriccio infantile ma per la necessità di inclusione sociale.

Il mondo dei coetanei che la circonda, infatti, è completamente avulso dalla vita reale e si muove all’interno di chat di gruppo, piattaforme on line ed interazioni virtuali.

Ed ecco che si manifesta un protagonista invisibile di Toy Story 5 FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di essere tagliati fuori dalla comunità dei propri coetanei  se non si è costantemente connessi.

Questo meccanismo psicologico è lo stesso che stiamo riscontrando, come Associazione “Dalla Parte del Consumatore” analizzando i dati che stiamo raccogliendo relativi alla  dipendenza degli adolescenti da social network.

Relativamente a Toy Story 5 non voglio spoilerare altro ma posso dire, senza timore di smentita, che il messaggio finale dello stesso rispecchia pienamente i valori che promuoviamo e gli obiettivi che perseguiamo come Associazione promuoviamo attraverso il progetto “Dipendenza da social? Combattiamola insieme!”:

1)no alla demonizzazione dei supporti digitali.

Il film non suggerisce di distruggere i dispositivi elettronici.

La tecnologia è uno strumento straordinario se governata, ma diventa pericolosa e lesiva della sfera psicofisica, oltre che sociale e familiare, se non governata da regole ben precise;

2)la ricerca dell’equilibrio.

È fondamentale educare i minori a un uso consapevole del mezzo digitale.

Il tablet, lo smartphone, i social media  non devono mai sostituire l’immaginazione, l’attività fisica, il gioco condiviso ed il confronto nella vita reale;

3)il valore dei legami reali.

Nessun algoritmo o interazione virtuale potrà mai colmare il bisogno di calore umano e di legami autentici della vita reale, incarnati, nel film, dal rapporto di amicizia tra i giocattoli “classici” e la piccola Bonnie.

Voglio, quindi, concludere l’articolo di oggi della nostra “Agorà” rivolgendo un appello agli adulti che lo leggeranno: andate insieme ai vostri figli, nipoti, figli di amici, vostri scolari, ecc. a vedere Toy Story 5.

Gli adulti, infatti, sono spesso disorientati ed impotenti nei confronti della gestione del tempo che i minori (e non solo), ed in particolare i propri figli, trascorrono dinnanzi agli schermi.

Il film della Disney – Pixar offre un importante momento di riflessione per ridefinire i confini della tecnologia nella vita (ripeto: non solo dei minori) di tutti i giorni.

Più va avanti il progetto “Dipendenza da social? Combattiamola insieme!”, più, come Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”, siamo convinti che l’educazione digitale e, quindi, la salute digitale non si costruiscono con i divieti fini a se stessi ma, tra le mura domestiche, attraverso l’esempio, il dialogo e la definizione di abitudini sane prima di tutto degli adulti e, quindi, dei minori (bambini o adolescenti che siano).

Dimenticavo di rivolgere ai nostri lettori, oltre all’appello di cui sopra, una domanda (ci farebbe molto piacere e sarebbe molto utile per lo studio che stiamo conducendo, ricevere le vostre risposte alla redazione della Gazzetta dell’Emilia & Dintorni, sulla pagina Facebook, il profilo Instagram ed il canale whatsapp dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”) : nelle vostre case, con i vostri figli, chi vince la sfida quotidiana tra giochi “reali” e giochi “virtuali”?

Fonte: https://www.gazzettadellemilia.it/cronaca/costume-e-societa/item/53994-l%E2%80%99agor%C3%A0-del-diritto%E2%80%9D-%E2%80%93-una-domanda,-una-risposta-toy-story-5-ed-il-progetto-%E2%80%9Cdipendenza-da-social-combattiamola-insieme-%E2%80%9D