“L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta: Risarcimento del danno per dipendenza dalle piattaforme Instagram e Youtube

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Di Emilio Graziuso, 28 marzo 2026 – Arriva dagli Stati Uniti d’America, da sempre culla dei diritti dei consumatori, una condanna destinata a fare storia e ad avere delle ricadute importanti di carattere giuridico, economico e sociale.

Le società Meta e Google, infatti, sono state condannate in quanto, secondo la giuria della Corte Superiore della California (Los Angeles), le piattaforme Instagram e Youtube creerebbero dipendenza negli utenti più giovani e, per evitare tale rischio, le due società non avrebbero posto in essere cautele idonee.

Ma da cosa è scaturita questa condanna e la previsione di un primo risarcimento di circa 3 milioni di dollari?

Il caso sottoposto all’esame della Corte era il seguente: una ragazza, ora ventenne, ha sostenuto in giudizio di aver cominciato ad usare la piattaforma Youtube, di proprietà di Google, a 6 anni e la piattaforma Instagram, del gruppo Meta, a 11 anni.

Tale utilizzo, le avrebbe creato una dipendenza tossica da social, dalla quale sarebbero scaturiti depressione e pensieri suicidi.

La giuria (composta da 12 persone: 5 uomini e 7 donne) ha accolto le istanze della giovane ragazza ed ha, quindi, come sopra detto, condannato i due colossi ad un risarcimento complessivo di 3 milioni di dollari, del quale il 70% a carico di Meta (per la piattaforma Instagram) ed il 30% a carico di Google (per la piattaforma Youtube).

Accanto al risarcimento in favore della utente, secondo il sistema giuridico americano, potranno essere irrogate ulteriori sanzioni e danni punitivi nei confronti dei due colossi economici, ma questo lo sapremo nei prossimi mesi.

Come è facile immaginare, la portata della decisione non è circoscritta al singolo caso ma può comprendere un perimetro molto esteso, per il momento nell’ambito americano, ma ben presto potrebbe assumere dei contorni intercontinentali.

Quante  persone, infatti, sin da piccole, anche in Italia, hanno sviluppato una dipendenza dai social?

Quanti, sin da bambini, utilizzano piattaforme quali, ad esempio, Facebook, Instagram, Tik Tok, Youtube?

Da un articolo del giornalista Massimo Basile pubblicato, in data 26 marzo 2026,  sulla testata on line repubblica.it (sezione economia) dal titolo ““Instagram e Youtube creano dipendenza”: la storica condanna negli Usa”, si apprende che “chiamato a testimoniare il mese scorso, il fondatore di Meta, Mark Zuckerberg, aveva sostenuto che la sicurezza dei giovani utenti era sempre stata una priorità dell’azienda, ma i legali della ragazza avevano portato in aula note interne scritte da Zuckerberg e da alcuni dirigenti in cui si chiedeva di sfruttare la vulnerabilità dei giovani per legarli alla piattaforma. «Se vogliamo vincere alla grande con gli adolescenti – sostenevano – dobbiamo portarli dentro già dalla pre-adolescenza». In un altro memo spiegavano che gli undicenni avevano una probabilità quattro volte maggiore di continuare a tornare su Instagram rispetto alle app concorrenti, e questo nonostante la piattaforma richieda un’età minima di 13 anni”.

Tali affermazioni aprono, quindi, uno scenario drammatico: il profitto economico anteposto al benessere psico fisico dei minori.

Sempre nello stesso articolo si legge “Non siamo d’accordo con il verdetto e stiamo valutando le nostre opzioni legali», ha dichiarato un portavoce di Meta. Secondo la compagnia, non ci sono prove scientifiche che leghino i problemi emotivi dei bambini all’uso dei social. Anche Google ha respinto il verdetto. «Questo caso fraintende il ruolo di YouTube, che è una piattaforma di streaming costruita in modo responsabile, non un social», ha affermato il portavoce, José Castañeda

La decisione della Corte in esame è stata emanata a distanza di un giorno dalla pronunzia di un Tribunale del New Mexico che ha affermato la responsabilità di Meta per i danni alla salute mentale ed alla sicurezza dei bambini, irrogando alla società un maxi risarcimento di 375 milioni di dollari.

Nel caso in esame, condannata è derivata, secondo il Tribunale, dal non avere protetto i bambini dai pedofili che erano celati in account dei social Facebook ed Instagram.

Sembrerebbe aprirsi, quindi, un nuovo fronte di battaglia per i consumatori, quale quello della responsabilità dei social.

Le piattaforme social, infatti, potrebbero costituire strutturalmente un prodotto dannoso per i consumatori, almeno per quelli più vulnerabili, quali sono i minori.

Al di là di quelle che saranno le ricadute nell’ambito giuridico, in generale, e giudiziario, in particolare, anche nel nostro Paese, sarebbe importante cogliere l’occasione per far scaturire dalle pronunzie di condanna sopra esaminate una riflessione più ampia.

Se ci teniamo, infatti, alla salute ed al benessere dei minori e delle future generazioni occorre realizzare una “politica globale” su più livelli relativa all’utilizzo dei telefoni cellulari e dei social media da parte dei bambini e degli adolescenti.

Da tale compito (realizzazione di una “politica globale”) nessuno può chiamarsi fuori.

Indubbiamente è necessario un giro di vite per l’utilizzo e l’accesso ai social a livello normativo e con sistemi tecnologici predisposti dalle società proprietarie delle piattaforme.

Ma altrettanto necessario e, sicuramente, di più immediata realizzazione è l’educazione all’uso dei telefoni cellulari e dei social che deve partire dai genitori, dalle scuole, dalle associazioni, dai club service e da tutti i corpi intermedi che ogni giorno danno il proprio contributo per il bene della  collettività.

Fonte: https://gazzettadellemilia.it/salute-e-benessere/item/52977-%E2%80%9Cl%E2%80%99agor%C3%A0-del-diritto%E2%80%9D-%E2%80%93-una-domanda,-una-risposta-risarcimento-del-danno-per-dipendenza-dalle-piattaforme-instagram-e-youtube